mercoledì 6 settembre 2017

Gli zii di Sicilia / Frank Zappa tra i fumi lacrimogeni



Articolo uscito il 3 settembre 2017 su la Repubblica di Palermo

Sembravano davvero una famiglia felice quando nell’estate del 2012 la moglie e i figli di Frank Zappa vennero a Partinico ed ebbero la cittadinanza onoraria, inaugurarono la via a lui intitolata e incontrarono ad Alcamo Marina i cugini. Morta due anni fa Gail, vedova-padrona dell’opulento Zappa family Trust, i quattro figli sono entrati in guerra per la spartizione dell’eredità.
A spuntarla è stato Ahmet, l’unico a non venire in Sicilia: sostenuto dal 30 per cento della quota spettata alla sorella Diva, ha venduto tutto, compresa la mega villa di Hollywood che per cinque milioni di dollari ha acquistato Lady Gaga. 
Diva, la più piccola, è quella che a Partinico diede ampia mostra di disinteresse venale, così ispirata da annunciare che si sarebbe trasferita definitivamente nel paese natale del padre dove nel 2011 vi era già stata con il fratello Dweezil, dividendo la commozione davanti alla casa di Via Zammatà dalla quale nel 1909 il nonno, ad appena tre anni, era uscito con il bisnonno manina nella mano per andare in America. Dweezil, musicista come il padre e rimasto un idealista, ha anche inciso un album intitolato alla vecchia via Zammatà e oggi continua a tenersi in contatto con Massimo Bassoli, l’esperto musicologo romano che nel ’73 incontrò da studente Frank Zappa a un concerto e ne divenne per sempre amico fraterno.
Bassoli nel 2011 con Dweezil e Diva a Partinico
Fu Bassoli a portare Dweezil e Diva a Partinico, facendo loro ripercorrere l’itinerario che il 13 luglio dell’82 aveva fatto con il padre il giorno prima del concerto di Palermo. La mattina del 14 Zappa volle nondimeno rivedere Partinico per riprovare a trovare parenti e Bassoli glielo accompagnò per la seconda volta. Non ci riuscirono, persero tempo e arrivarono in ritardo alla Favorita.
«Trovammo - racconta Bassoli - l’entrata di servizio chiusa e pensammo di entrare dal cancello principale. Lo steward di servizio ci bloccò e quando riconobbe Zappa lanciò un’esclamazione che poi ispirò un disco di cui scrissi io le parole. “Avevi ragione” mi disse Frank guardando l’addetto. Avevo ragione perché in quel tour Frank volle che gli dicessi, da Milano in giù, quale fosse la parolaccia più in bocca città per città e, in macchina da Napoli, gli dissi che a Palermo è “minchia”. Quando perciò la sentì dire allo steward decise che valeva una canzone e nacque così “Tengo una minchia tanta”»: brano tutto palermitano che Zappa incise nella nostra lingua ma che nel concerto milanese dell’88 preferì non cantare, ancorché atteso.
Diva, la madre Gail e Dweezil nel 2012 a Partinico
La serata palermitana cominciò con qualche minuto di ritardo e terminò con un’ora e mezza di anticipo perché gli spettatori invasero il prato per avvicinarsi al palco, eretto inopinatamente al centro del campo e dunque distante da tutti. La polizia rispose con i lacrimogeni che raggiunsero anche i musicisti zittendoli e spiegò poi che il divieto di lasciare le gradinate era dovuto alla presenza di cavi elettrici nel rettangolo verde, cosa in realtà mai vista in un concerto, ma inevitabile se il palco è in mezzo. Zappa dapprima invitò in italiano alla calma, dopodiché si ritirò in camerino e quando fu informato che i tafferugli stavano degenerando disse soltanto: «Allora ho bisogno di un altro pacchetto di sigarette». Certamente non era la contestazione a poterlo irritare e del resto cinque giorni prima anche a Milano erano stati sparati fumogeni dalla polizia per la troppa esuberanza degli spettatori. Bassoli ricorda che non fece commenti ma forse si compiacque dei suoi conterranei che in qualche modo rispondevano al suo credo.
Leader e paladino delle libertà civili e artistiche, oppositore di ogni forma di potere, Zappa era noto non solo per il suo stile “rock…ambolesco” che in concerto mischiava cabaret, operetta, musica sinfonica, blues, pop, reggae e pernacchie, ma anche per la sua caustica invettiva. A un giornalista che proprio nel tour dell’82 gli chiese cosa avrebbe fatto se avesse perso l’ispirazione rispose bruciante che sarebbe diventato giornalista e di Reagan disse che non era mai stato un buon cow boy e che non era riuscito ad esserlo nemmeno dopo l’elezione a presidente. Lo chiamavano “cappellano matto” per il suo carisma vagamente vaticinante, la vocazione di predicatore e un caratteraccio che imputava al padre siciliano. Infilava perciò battaglie titaniche, innanzitutto contro la cultura americana, tali da portare il segretario di Stato Baker a ingiungere al presidente della Cecoslovacchia Havel, che voleva Zappa ambasciatore, di decidere se avere rapporti istituzionali con gli Stati Uniti o con Frank Zappa. 
Ma a Partinico il compositore si mostrò ben diverso da quello noto alla Casa Bianca: dopo una passeggiata con Bassoli e un caffè in piazza, commentò che gli sembrava un villaggio d’altri tempi e chiese emozionato come era stato possibile che suo padre e suo nonno avessero lasciato quel posto e raggiunto l’America senza un centesimo. Nemmeno nell’82 (nel pieno della carriera e soltanto tre anni prima l’audizione al Senato americano che voleva conoscere le sue idee in fatto di musica) Frank Zappa era in Italia un nome celebre come in altri Paesi europei, tale da attirare le folle. La sua doppia visita a Partinico passò quindi pressoché in silenzio e nel mistero è rimasta la voce secondo cui Zappa ci andò una terza volta, grazie a un pompiere in servizio alla Favorita che in macchina cambiò direzione e prima che a Partinico pensò di andare in casa di un amico e dirgli “Guarda chi ti ho portato”. Un amico evidentemente appassionato di musica fuori voga e di chitarra. Come Salvo Cuccia, palermitano.
Il regista Salvo Cuccia
Cuccia è tutt’oggi uno sfegatato estimatore di Zappa. Nell’82 era militare a Pordenone quando apprese del concerto di Palermo. Insieme col padre ridiscese la penisola ma arrivò troppo tardi. Voleva diventare un chitarrista, ma oggi è un regista cinematografico. Nel 2010 pensa ancora all’82 e immagina di raccontare in un film-documentario non solo la propria esperienza di fan che perde il concerto del suo idolo ma anche la parte siciliana della vita di Zappa. 
Il progetto si realizza grazie alla produttrice palermitana Eleonora Cordaro della Abra & Cadabra che finanzia prima una versione breve, “L’estate di Frank”, e poi “Summer 82. When Zappa came to Sicily”, film che Rai 5 ha più volte trasmesso e che a dicembre sarà finalmente distribuito nelle sale americane ed europee.
La produttrice Eleonora Cordaro
«Ma non in Italia - dice Cuccia - perché la vedova Zappa, per ragioni contrattuali che non ho mai capito, ha fatto in modo che ciò non possa succedere». Le ragioni sono intuibili, giacché Adelaide Gail Sloatman Zappa ha sempre visto nel suo Frank innanzitutto un marchio da sfruttare per fare cassa. Eleonora Cordaro ne ricorda i capricci quanto alle richieste per la sua venuta in Sicilia, che pesarono non poco sui bilanci della produzione. Fu tuttavia grazie al suo film se Dweezil e Diva poterono nel 2011 venire in Sicilia e l’anno dopo tornare con la madre, la sorella attrice Moon Unit più coniugi e figli al seguito. «Il film è costato molto, è vero, ma l’idea di Cuccia mi piacque subito - dice la Cordaro - perché sono attratta dal tema esistenziale dei “mancati arrivi” e tale fu quello di Cuccia che non giunse in tempo per vedere Zappa in concerto». 
L’imminente uscita nelle sale del film potrebbe risvegliare l’interesse per Zappa e il suo legame con la Sicilia. Che però non è stato reciso. L’anno scorso il Massimo di Palermo ha voluto inserire l’artista nel ciclo “New York New York” insieme con Chet Baker e Aaron Copland proponendo in prima mondiale una delle sue ultime composizioni, “While you were art II”.