domenica 24 aprile 2016

Aci e Galatea, trovata la sorgente


Solo da due anni la ricerca scientifica sa con esattezza dove nacque il mito di Aci e Galatea, raccontato dodici secoli dopo da Ovidio nelle Metamorfosi.
Nacque attorno a una sorgente di acque sulfuree emersa ai piedi dell’Etna, a quattro chilometri dal porto di Capo Mulini, l’unico nell’antichità attivo lungo la costa jonica. Fino al 2014 la fonte, oggi compresa nel territorio di Acicatena, era inaccessibile perché ricoperta da un edificio costruito a sua protezione e a ridosso della chiesa di Santa Venera. Quando l’ecomostro è stato abbattuto, la polla si è manifestata nel suo odore caratteristico di zolfo e nel suo colore cangiante dal rosso all’ocra al nero, simile alle pietre dei dintorni.
E se alle prime popolazioni la tinta porpora non poté non apparire che la conferma, ad attestazione del mito, della trasformazione del sangue di Aci nel fiume omonimo, anche ai due studiosi che hanno riportato alla luce la fonte - il direttore del cantiere Carmelo Distefano e l’archeologa Susanna Amari che per ventitré anni ha scavato nel cantiere - il rosso ferrigno delle acque ha fatto pensare a un luogo sacralizzato: ancora di più quando, trovato Aci e aspettando la comparsa anche di Galatea, una chiazza di bianco, colore del latte, qual era la pelle della ninfa, si è formata una mattina al centro della sorgente, sicché la Amari poté sospirare emozionata: «Ed ecco Galatea».
Per istituire un vincolo mitologico mancherebbe ora il solo Polifemo, se non bastassero i faraglioni di una delle nove Aci nate dalle altrettanti parti del corpo del pastorello straziato dal masso lanciato dal Ciclope.  Basterebbe un frammento di pietra, un reperto qualsiasi che possa essere fatto risalire agli inizi dell’età del ferro, al tempo della guerra di Troia e dell’avventura omerica di Ulisse, per dare al mito un fondamento storico. Ma non è stato rinvenuto alcunché di scientifico.
Tuttavia le fonti letterarie, l’Odissea innanzitutto, testimoniano con certezza un dato: che il mito di Aci è ben precedente alla colonizzazione greca. Ed essendo Polifemo figura appartenente alla civiltà sicano-sicula, si può ipotizzare un culto del tutto autoctono per Aci divinizzato, pari a quelli coevi per la dea Ibla, il dio Adranos e i Palìci, se non anche, sotto altri nomi anellenici non pervenuti, per Demetra e Kore: tutte divinità legate alla terra e all’acqua e tutte autenticamente siciliane.
Entro questo quadro sembra giustappunto accertata l’esistenza in origine di un santuario dedicato proprio alle divinità ctonie Demetra e Kore, sorto in un luogo nel quale la presenza di diversi composti minerali di provenienza vulcanica appare soltanto una delle scaturigini della misteriosa energia che anche oggi è percepibile stando sul ciglio della sorgente. Distefano riferisce che molte volte gli è capitato, stando da solo nel cantiere, di sentire come l’aria vibrare in un impercettibile suono e di avvertire una sorta di forza di tipo forse elettromagnetico aleggiare attorno e pervaderlo. Tale proprietà delle antiche acque, cui peraltro sono sempre state attribuite fenomenali capacità medicamentose, hanno fatto del luogo un concentrato tellurico reputato sommamente sacro in ogni epoca. Si spiega perché la sorgente fu sfruttata in età romana come statio  sulla Via Pompeia Messina-Catania dove concedersi una sosta e un bagno alle terme con uso di acque sulfuree; poi come luogo del martirio di Santa Venera, forse mai esistita ma resa eponima del pozzo che colorò del sangue della testa decapitata; e infine come fonte di captazione delle acque dirottate fino alle terme acesi di Santa Venera, oggi chiuse.
Santa Venera al Pozzo doveva essere il centro del Parco della valle delle Aci, progettato dalla Regione ma mai istituito. Il sito è chiuso al pubblico e le ricerche si sono fermate, sebbene si pensi che la sorgente emersa sia solo una del sistema di fonti carsiche sparse in un ampio raggio. Non essendo stata l’area vincolata, sono spuntate le prime palazzine private. E mentre Distefano è stato trasferito a Ragusa e la Amari congedata, a dieci metri dalla sorgente è sorto una specie di anfiteatro in muratura. Il Comune di Acicatena ha pensato a degli spettacoli, con Litterio come ospite d’onore.

Articolo pubblicato il 20 aprile su la Repubblica di Palermo