martedì 13 giugno 2017

Furono i siracusani a uccidere l'imperatore Costante II?



Siracusa non ricorda in alcun modo l’imperatore bizantino che la scelse come capitale al posto di Costantinopoli. Il luogo in cui Costante II fu ucciso, il bagno di Dafne, nella zona dell’Arsenale greco, ridotto in condizioni di abbandono in mezzo ai palazzi, non riporta alcuna indicazione.
La gran parte dei turisti neppure sanno (né qualcuno glielo fa sapere) che dal 663 al 668 la capitale dell’impero d’Oriente fu Siracusa. Che così come diede dimora all’imperatore (entusiasta della città tanto da provare a fare venire la moglie e i figli, ma il Senato oppose il veto nel timore che la decisione del Basileus potesse comportare la definitiva perdita da parte di Costantinopoli del titolo di Nuova Roma) allo stesso modo gli diede la morte. Che fu violenta e oscura.
Costante II fu ucciso mentre prendeva il bagno da un suo servitore di nome Andrea, che naturalmente era un gentiluomo di corte, altrimenti non sarebbe stato ammesso nell’intimità dell’imperatore. L’uomo gli insaponò i capelli costringendolo a chiudere gli occhi e poi lo colpì con la stessa brocca (secondo le fonti iconografiche usò un portasapone) andando via. Non essendo possibile che fosse da solo con l’imperatore, sembra dimostrato che gli altri servitori che lo hanno seguito dal palazzo reale al bagno di Dafne fossero in combutta con lui o avessero avuto la consegna del silenzio, dal momento che non c’è una sola fonte che dia conto di ciò che è stato poi di Andrea. Che sarebbe stato subito arrestato o ucciso se il regicidio fosse stato una sua decisione personale: della quale peraltro nessun autore si è chiesto le ragioni. A maggior ragione non gli sarebbe stato concesso di farla franca giacché, secondo una versione dei fatti, l’imperatore morì dopo due giorni in stato di incoscienza ma ancora vivo e sul trono. 
Data dunque per certa la congiura, è da scoprire chi la ordì e diede ordine ad Andrea di rendersi strumento del verdetto capitale. Alcuni storiografi anche moderni additano la corte bizantina, altri il patriziato siracusano, altri ancora l’esercito armeno che proclamò imperatore Mecezio e c’è anche chi sospetta il clero e il papato. I siracusani, come tutti i siciliani e i sudditi d’Occidente, avevano ben ragione di avercela con l’imperatore che impose una odiosa politica fiscale arrivando a misure drastiche in caso di ritardi imprigionando i mariti. Ma a dolersi non potevano essere i siracusani agiati che meno risentivano della pesante imposizione fiscale. Tanto più non avevano motivo per ordire un delitto di Stato i dignitari di corte al suo seguito o i potenziari a Costantinopoli e nemmeno l’esercito perché le maggiori entrate tributarie erano destinate proprio alla corte e all’esercito. Quanto al papato e al clero in genere, si può supporre che abbiano accolto senza lutti la notizia della morte dell’imperatore che si era eretto a difensore della dottrina delle due nature di Cristo e aveva emesso un decreto, chiamato “tipo”, con il quale vietava a tutti i sudditi di disputare ancora sulla questione cara ai cattolici. A riprova del fatto che non si trattò di una congiura che coinvolse la corte vale quanto avvenne dopo l’incoronazione sugli scudi di Mecezio: ancora prima che Costantino IV, figlio di Costante II, armasse un esercito e muovesse contro Siracusa per detronizzarlo e riprendersi l’impero, gli eserciti di stanza in Campania, Sardegna e Istria si erano già mobilitati e lo avevano fermato. Mecezio l’usurpatore agì dunque non per conto di Bisanzio, ma per il proprio o di altri. Chi? 
Occorre dunque chiedersi a chi giovava che Costante II fosse eliminato. Costante, l’ideatore dei “themi” (un istituto che molto servì a frenare l’avanzata saracena perché con la concessione di terre ai soldati li rendeva i più interessati a difendere le province), aveva trasferito la capitale da Bisanzio a Siracusa per essere al centro del Mediterraneo e poter fronteggiare meglio l’insorgenza araba che si faceva sempre più minacciosa e vincente. Vero è che gli era venuta in odio Bisanzio dove temeva per la vita, ma agli occhi degli arabi (i suoi principali nemici) la decisione di avere il grosso dell’esercito avversario e l’apparato centrale esecutivo dello Stato bizantino appena Oltremare non poté certo essere vista con favore. Anche perché con maggiore facilità venivano ora ad essere minacciate proprio le coste musulmane. L’idea di colpire l’imperatore, facendo leva sul malcontento popolare nato a Siracusa, dovette perciò sembrare la sola soluzione.
Fonti arabe, riportate da Michele Amari in Storia dei musulmani di Sicilia, riferiscono che fu proprio il popolo siracusano a ribellarsi contro Costante II dopo che ebbe perso per una tempesta le sue navi salpate per sfidare quelle saracene ed aver salvato solo la propria facendo con essa ritorno a Siracusa. La morte non avvenne molto tempo dopo, cosa che fa pensare a un legame con la perdita di centinaia di marinai siracusani imbarcati. Anziché prendere un bagno nel palazzo reale, Costante fu invitato alla Fonte di Dafne, ritrovo pubblico, dove fu facile colpirlo ad opera di una turba inferocita di siracusani che scaldarono una vasca di acqua bollente e vi immersero l'odioso imperatore volendo che morisse annegato come era successo ai soldati. Questa versione, contrapposta a quella della congiura clericale, non si fece strada perché avrebbe fatto apparire l’impero inviso al popolo. Si preferì avvalorare l’iniziativa individuale di un servitore, che comunque non scagiona gli arabi, i quali possono essere stati del resto i suoi istigatori e anche i promotori dell’incoronazione di Mecezio, che era armeno e non romeo.