sabato 6 settembre 2014

Crocetta il populista: sto con chi ci sta

L'attuale presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta

In un articolo di oggi sulla Repubblica di Palermo (involuto, anacolutico e scritto come se fosse pronunciato) Rosario Crocetta indica la via della sua rivoluzione liberal-democratica. Che intende fare (evidentemente non è ancora partita) con chi, dice, ci vuole stare. Insomma la ricetta è il già sperimentatissimo e consumatissimo metodo Lombardo.

Anche il governatore condannato per appoggio alla mafia fece della convergenza la cifra del suo mandato al di là di ogni posizionamento ideologico: né a destra, né a sinistra e nemmeno al centro, ma semplicemente insieme, purché si faccia maggioranza, che vuol dire mucchio. Questa formula si regge sulla vaghissima possibilità che forze politiche di eterogenea provenienza si accordino su un programma e rinuncino ai loro statuti e ai loro valori etici, politici e morali allo scopo di affermare una volontà maggioritaria. Una formula che può in realtà funzionare, ma limitatamente a un elenco ben preciso di cose da fare o nell'eventualità di un recesso di uno dei partiti di coalizione, come nel caso del Nuovo centrodestra di Alfano costretto, per stare con il Pd al governo, ad accantonare ogni elemento ideologico conservatore che gli derivava dal comune retaggio nel Popolo delle libertà. 
Si tratta di un modo di fare politica e di amministrare che punta sul pragmatismo e prescinde dal credo politico: così Crocetta può remare addirittura contro il Pd che lo ha eletto e nel quale ha costruito la sua carriera e ritenere, come ogni eletto dal popolo, di rispondere unicamente ad esso sulla base di una cosiddetta "rivoluzione liberal-democratica" che è una contraddizione nei termini perché la parte liberal sta storicamente a destra se intesa come liberalistica e a sinistra se intesa come progressista mentre quella democratica in nessun luogo, giacché la sua azione di governo va compresa nella categoria del populismo e non della democrazia, che è cosa ben diversa. 
Senonché il populismo è una variante del qualunquismo che si ha quando i valori ideologici sono ridotti al grado zero invalendo la fattualità degli interventi, la concretezza e la contingenza, tutti elementi che svuotano la politica di ogni capacità di immaginare riforme, disegnare scenari nuovi, prefigurare traguardi lontani e innovativi. La politica non è il talento di risolvere un problema di oggi ma di presagire il benessere domani, quella che gli illuministi chiamavano "felicità".
Lavorando sotto il segno del populismo Crocetta è perciò libero di stabilire, sotto l'insegna di un Megafono nato come Minerva dalla testa di Giove, quali sono le linee guida, tant'è che pone una condizione a quanti "vogliono starci": che non abbiano scheletri negli armadi, condizione sibillina se non significa che i partner politici devono superare indenni l'accertamento di quella che chiama, con un brutto neologismo, "mafiogenità", che dovrebbe stare per auto-insorgenza mafiosa. Un elemento che è il corrispettivo lombardiano di "sicilianismo" - altro termine usato a sproposito, probabilmente al posto di sicilianità, essendo il sicilianismo un disvalore, un ismo, giusta la lezione di Sciascia, che implica una condizione imputata a un dato di natura per cui si è siciliani essendolo naturaliter.
Più che una rivoluzione, l'azione di Crocetta è un rifacimento di tipo populistico-qualunquistico del modello Lombardo, il quale, per averci aggiunto un gradiente essenziale qual è il clientelismo, questo tipo di politica l'ha fatta perlomeno ancora meglio.