mercoledì 9 settembre 2015

Grand Hotel / Excelsior, il teatro di Catania


Due date segnano la vita dell’Excelsior: il 1953 quando fu fondato e il 2001 quando fu rifondato. In mezzo c’è gran parte della storia di Catania. 
Se potesse parlare, la sua lunga e rivariata hall, fatta di luci soffuse, poltrone concentriche e divani appartati, rivelerebbe i più fondi segreti della città, sussurrati nell’ovatta di un ambiente complice e discreto, ideale per macchinare congiure, concludere affari, intrescare trame: perché questo albergo di gusto vagamente neoclassico e simile a una maestosa nave da crociera, assiso al centro di Catania e aperto a ogni vista come una reggia, per un gioco di destini incrociati ha svolto nel tempo un ruolo di custode e di interprete della più recondita coscienza catanese. E come ha fatto da testimone ai patti politici più scellerati ha anche serbato memoria, riservato come un maggiordomo sordo, di sentenze di sangue, alleanze tra cosche, summit di guerra e incontri di pace: magari gli uni e gli altri - le “chiese” di Catania: la politica e la mafia - tenuti nello stesso momento; se non a gomito, comunque a distanza solo di un paio di poltrone damascate e in pelle scura, qualche volta riunite in un unico cerchio, a onta e sberleffo dell’algido Palazzo di giustizia prospiciente, nato negli stessi anni e posto a chiudere Piazza Verga in un quadrante di forze antitetiche: da un lato la legge dello Sato e da un altro quella della società. 
Non si parla all’Excelsior. Si bisbiglia. In un’atmosfera sicilianissima dove si sente solo il tintinnio dei bicchieri di vetro in mano al barman e che ricorda le foto di scene analoghe, noblesse oblige, prese da Leone o Scianna in sale altrettanto sontuose e cortigiane di palazzi di uguale tenore e dello stesso peso sociale.
Quando la proprietà era dei Ligresti e metà dei dipendenti venivano quindi da Paternò, il sabato il senatore Nino La Russa, amico e compaesano, usava un angolo della hall come segreteria politica e una delle cinque suite come casa propria. Altri tempi. A ridosso di elezioni, assemblee di partito, verifiche di pentapartito e crisi comunali, l’Excelsior apriva le sue porte invetrate a leader, segretari, galoppini e peones accogliendoli con molta riservatezza e offrendo loro il migliore agio che potessero trovare. Era un rito collettivo, un po’ ruffiano e un po’ esibizionista: l’Excelsior era il buon ritrovo per discutere appartatamente, ma davanti a tutta la città. Che doveva sapere e no, in un paradosso di malintesi e benintesi nei quali il Grand Hotel riusciva il magnifico paraninfo.
Anche Andreotti, nelle sue puntate siciliane, dava appuntamento all’Excelsior, così come Lima, Spadolini, Almirante e tutti gli altri. E non tanto perché a Catania non ci fossero hotel di qualche blasone e della stessa disponibilità ad accettare ospiti non alloggianti con lo stesso riserbo e un’adeguata complicità quanto perché l’Excelsior era esso stesso sinonimo di compunzione, ufficialità, riservatezza e tatto. Bastava la parola per lasciare immaginare il programma.
Oggi quel mondo non c’è più. Ai Ligresti è subentrato Caltagirone e l’albergo è passato quanto a proprietà e gestione in altre mani, per finire oggi in quelle dei giudici del tribunale che lo hanno posto in vendita come gli altri cinque della catena siciliana dell’Acqua Marcia, tutti in concordato preventivo. Ma ogni tanto Ignazio La Russa si fa vedere e abbraccia tutti, come se nulla fosse cambiato e l’Excelsior fosse rimasto quello di suo padre. In parte è così. Anche oggi è costume degli esponenti politici dare appuntamento qui, ma a loro si sono perlopiù aggiunti uomini di affari e manager che hanno modificato l’hotel in ritrovo commerciale più che politico. Perdurano i meeting di partito, i convegni di area, ma sono subentrati a maggior titolo i corsi di formazione, i seminari di settore, i congressi professionali, ragione che ha consigliato di tenere quattro stelle anziché sbandierare le cinque che avrebbero impedito tali attività. Il bar resta comunque il punto canonico di riunione, dove Giovanni Gangemi, barman da quindici anni, fa di tutto per mantenere il vecchio clima, a cominciare dai cocktail, preparati alla maniera di un tempo, classici e di qualità. 
L’Excelsior in effetti si divide in due: c’è l’albergo con le sue 176 stanze e c’è questa hall con il suo raffinato bar. Che è tenuto nello stesso grado di importanza. Il direttore Giovanni Sapienza, arrivato appena da un anno, ne ha intuito subito la forza e ha perciò voluto che l’hotel sia il solo a mantenere la figura del barman, funzione che altrove è svolta anche dai camerieri. Ma come nella hall si avvicendano ospiti momentanei, anche la clientela dell’hotel è solo di passaggio. L’Excelsior non è di tipo turistico, di gruppi e di famiglie dimoranti, ma di singoli ospiti che pernottano e vanno via. Appartenendo generalmente alla categoria imprenditoriale e commerciale, rispondono con naturalezza alla vocazione storica della Catania mercantile. 
Tuttavia sono passati da qui, dalle suite intitolate a Verga e Bellini, dalle cinquanta deluxe e le junior suite, anche gran bei nomi dello spettacolo e della politica. L’elenco ricorda il re di Belgio, l’Aga Khan, molti premier italiani, Cassius Clay, Gassman., Zeffirelli, Carla Fracci, Roberto Benigni, Rock Hudson, Alberto Sordi, Massimo Ranieri, Luciano Pavarotti, per ospitare il quale in sala da pranzo fu necessario unire con un filo di ferro tre sedie. Altro momento memorabile il banchetto che sulla terrazza offrirono Pippo Baudo e Katia Ricciarelli invitando la “meglio Catania” che già conosceva ancora meglio la hall. 
Da lassù si vede la piazza una volta chiamata Esposizione, quando l’hotel non era ancora nato. Prima del ’37 al posto della piazza c’era stato un campo di calcio, detto “dei cent’anni”, con tanto di erba e tribune. Vi giocava il Catania militando nelle serie inferiori. Una volta vi aveva giocato addirittura la Juventus. Era stato il teatro sul quale si era fatto fama di eroe, ancora oggi celebrato, Géza Kertész, artefice della prima promozione in B. Oggi, al centro di quel campo, campeggia la fontana intitolata alla Provvidenza dei Malavoglia sulla quale, dall’alto della sua imponenza. veglia l’Excelsior. Piazza e albergo sono nati insieme a metà degli anni Cinquanta in una genesi gemellare che ha trasfuso per sorte primigenia la prima nel secondo. Si rimandano e richiamano a vicenda ed è per questo che il direttore dell’hotel è pronto a qualsiasi iniziativa pur di rivalorizzarla, a cominciare dall’attivazione dell’acqua scrosciante. 
Leggiadre supposizioni fondate su tanto connubio inducono a credere che Giovanni Verga avrebbe certamente soggiornato all’Excelsior se l’hotel fosse sorto trent’anni prima. Ma non ci sarebbe stato il campo dei cent’anni, meta di migliaia di catanesi. Fu proprio per tali concentramenti di massa intesi a rendere il campo il fulcro della città che i catanesi hanno continuato a considerare l’Excelsior il loro centro di ritrovo? Chi lo sa.

Articolo pubblicato il 6 settembre 2015 su la Repubblica di Palermo