Più che un paradiso, l’omonimo romanzo di Michele Masneri è un limbo popolato di figure sospese, decisamente e volutamente improbabili, fatte per immaginare un mondo irreale che funzioni come metafora. Il titolo del libro Adelphi è minimalista e fuorviante, certamente sbagliato, ma in coerenza con una trama del tutto inverosimile che suppone una enclave nel litorale laziale rifugio impenetrabile di aristocratici e altoborghesi spiantati e decaduti, chiamato eufemisticamente “Paradiso”, dove si ritrovano due femmes sans merci entrambe ex mogli di un viveur, Barry Volpicelli, arrampicatore alla Julian Sorel, il quale si rende anfitrione di un giovane giornalista gay milanese, Federico Desideri (cognome però squisitamente laziale), che viene accolto nella tenuta dei balzani gaudenti come nuovo adepto freak.
Inverosimili non sono solo le due donne in reciproca rivalità e sempre sopra le righe, ma anche Barry Volpicelli - un Jep Gambardella mal riuscito - appare irrisolto, un po’ marchese del grillo e un po’ carbonaio, sottomesso e prono con il regista premio Oscar e poi perno sul quale si regge l’intero Paradiso. Indistinto è anche il giornalista free lance che non mostra alcun talento per conquistare la congrega e farne infine definitivamente parte: mandato dal suo periodico a Roma per intervistare il premio Oscar, nel quadro di una serie di servizi che costituiranno il tema centrale del successivo numero, cioè l’esotismo, non riesce ad avere l’intervista, epperò raccoglie tanto di quel materiale esclusivo proprio sull’esotico romano da farne anche un libro, ma nemmeno propone l’idea al direttore. E si capisce perché è un giornalista non organico e al verde.
Nelle nebbie e del tutto irreali sono del resto tutti i personaggi di una compagnia di mimi il cui portato dovrebbe costituire motivo per una rappresentazione ironica e iconica di una classe in paradiso in una stagione all’inferno, ma l’autore non ottiene che un quadro di costumi saputi e scaduti nel nerbo di un giro di macchiette e figurine. Ed ecco Gaia, figlia di Barry e ragazza senza pudore e con beneplacito di padre e madre, l’aristocratico anche lui gay che punta bambini fuori dal Paradiso e sogna un erede, l’ambasciatore fissato con i centri commerciali dove fare incetta di prodotti scontati, il ginecologo allevatore di galline, le due lesbiche tedesche addirittura già parte del cerchio ristretto di papa Ratzinger, la nobildonna in disarmo anche fisico alle prese con la sua improponibile sceneggiatura su Antonioni, il palestrato senza arte né parte che fa il ganzo della tardona, l’influencer milanese Finazzer (scimmiottamento della coppia Ferragni-Fedez) e l’altra filippina Pamela, più tipi di operetta che parodia di un fenomeno. E di tipi bisogna parlare più che di personaggi sui quali esercitare il più sapido sberleffo, tali dunque da non apparire mai credibili, per modo che il romanzo vira nell'allegoria e nell'icastico.
Quanto alla trama, non può dirsi che ci sia intreccio, tanto che per crearne uno Adelphi parla nel risvolto di “regista latitante”, quando invece Federico incontra il premio Oscar e gli parla proprio al Paradiso, di “notte in cui qualcuno rischia di uccidere uno degli ospiti” (quale, se i soli colpi sparati, in aria, sono quelli dell’allevatore di galline per scacciare eventuali faine?), di “morte sospetta”, quella di Barry, l’unica, che però sospetta non è per niente dal momento che viene accertato l’incidente. Lo svolgimento è circolare e claustrale, fatto di sketches e bozzetti secondo la struttura della mise in abyme e ricorda la cinematografia propria della commedia all’italiana dei Rosi, degli Scola e dei Monicelli, romana per eccellenza. Ma baluginano anche tipiche atmosfere felliniane, pasoliniane, arbasiniane e flaianiane intese a determinare un profilo collettivo e un’epoca di miserie e splendori in una Roma decadente e marciscente.
In definitiva la trama si risolve nel peregrino tentativo iniziale del giornalista di intervistare il famoso regista e nella sua cooptazione nel Paradiso dove alla fine - proprio dopo che tutti i suoi abitanti sono andati via - rimane, dimenticando Milano, il giornalismo, il fidanzato e il suo romanzo da scrivere. Con una trovata di maniera il romanzo termina con il giornalista che dieci anni dopo accoglie un giovane collega, quale lui era, venuto per conoscere il Paradiso ormai semidistrutto e realizzare un podcast sulla figura di Barry Volpicelli, che in vita ha fatto il dandy squattrinato e giramondo e che dopo morto si è fatto evidentemente fama di simbolo di quel bel mondo conchiuso e occluso a capo del quale si era posto pur essendone estraneo.
Masneri, giornalista come il suo protagonista gay, ha trasferito le terrazze romane e la loro logica di estenuata mondanità nella sfera isolazionista di un compound visto come ultima Thule di un mondo in progressiva perenzione che in realtà non c’è più da un pezzo, almeno nel segno dei modelli storici di riferimento compresi tra La dolce vita e La grande bellezza. L’idea del reclusorio e quindi del romanzo nasce in Masneri negli anni del Covid e del lockdown: ripetendo Boccaccio ed evocando lo spirito di Pellegrinaggio a Citera di Antoine Watteau (la tela in cui un gruppo di edonisti sbarca nell'isola di Afrodite, appartandosi), ha immaginato non una comunità che si rinserra per salvarsi dall’epidemia ma una rappresentanza della classe privilegiata che, nel suo processo di estinzione sociale, vuole sopravviversi estraniandosi.
A questa vaghezza l’autore bresciano divenuto romano d’adozione ha innestato il tema più reale dei modelli di vita che distinguono Roma e Milano e ciò ha fatto sui toni più salaci e sagaci delle note di costume, delle diverse mentalità e usanze, ma finendo per scrivere un romanzo con il tratto del milanese che ama oltremodo i barbarismi soprattutto inglesi, le definizioni più di moda e à la page, la precisione delle marche dei prodotti, i nomi tecnici di discipline e attività che ricorrono massimamente nella parlata milanese. Ma se si dimenticano infortuni come “Il nano squadrò Federico dall’alto in basso” e quello nel quale Rita Becchetti (la signora di Paradiso 2, citazione evidente di Milano 2) racconta la sua vita al giornalista e leggiamo in terza persona “La ragazza, notò Barry” e “Gli era sembrata talmente indifesa”, Paradiso è un romanzo divertente e leggero - non certo nella tradizione Adelphi che raramente pubblica peraltro italiani viventi - dal quale non si può pretendere uno spaccato del carattere nazionale o perlomeno della sua capitale, ma che vale come punto di vista scorciato e immaginifico di un autore che vive da decenni a Roma ma è rimasto milanese.