sabato 23 luglio 2016

Cavodotto ragusano, i soldi maltesi per le spese di casa

Un esposto (firmato dal movimento Laboratorio 2.0 di Sonia Migliore e altri consiglieri comunali) costringerà la Procura di Ragusa a indagare sull’affare Enemalta, la società elettrica maltese che dal 2011 - ed è ormai sulla dirittura d’arrivo - sta cercando di costruire un elettrodotto perlopiù sottomarino che colleghi l’isola all’Europa facendola uscire dall’isolamento energetico. Il Comune di approdo del cavodotto è Ragusa, nella cui frazione di Marina il cantiere è da tempo attivo ma molto in ritardo rispetto a quello d’oltremare. 
L’esposto giudiziario fa seguito all’ultimo atto che si è avuto nel Consiglio comunale di marzo quando l’aula fu invitata a votare una mera presa d’atto dei lavori già compiuti. In quell’occasione il gruppo di Insieme che fa capo a Maurizio Tumino, ex berlusconiano, ne permise l’approvazione abbandonando i lavori.
“Eppure - dice la Migliore - Tumino fu quello che presentò il decisivo emendamento che obbligava Enemalta a ristorare Ragusa con la somma di 600 mila euro per l’impatto ambientale. Avebbe dovuto difenderlo, invece ha appoggiato anche stavolta la Giunta”.
Tumino non vuole rilasciare commenti. Al suo posto parla Michele Scarpulla, dirigente comunale dei Lavori pubblici, a Tumino legato da rapporti di amicizia e ispiratore del progetto: “Il Consiglio non capì che la delibera fu portata in aula solo per un nostro gesto di correttezza e visibilità, per cui, come del resto vi era chiaramente scritto, non poteva che prenderne atto. Per soprammercato aggiungemmo agli elaborati architettonici anche quelli contabili e questo ingenerò sicuramente incomprensione. Ma, anche volendo, il Consiglio non poteva entrare nel merito perché da anni si era già pronunciato il ministero dello Sviluppo economico che aveva d’imperio disposto la variante”.
La variante al Prg riguarda la zona d’approdo del cavodotto. Sebbene Enemalta dichiari che il cavo superficiale da collegare alla centrale Ragusa 3 non seguirà che tracciati stradali già esistenti e l’autorizzazione ministeriale preveda che il punto di approdo dal mare ricada nella particella 1127, terreno proprietà comunale, il 9 maggio 2013 il Comune commissariato dispone che il punto di approdo, “a causa dei tanti sottoservizi presenti lungo il tracciato finale, venga traslato in corrispondenza della particella 1131”. La particella 1131 copre il terreno incolto che si trova immediatamente accanto, classificato verde agricolo e proprietà di un tecnico comunale, Francesco Civello. Il Comune ne impone a Enemalta l’acquisto e l’impegno ad avere trasferita la proprietà a lavori conclusi. Non vale più di 30 mila euro, ma Enemalta ne paga 124 mila 764 più altri 19 mila 136 di atto notarile, decurtando così la somma dalla compensazione di 600 mila euro.
Scarpulla, artefice della determina, spiega: “La scelta del secondo punto di approdo si è resa necessaria perché nel primo avremmo dovuto fare dei lavori costosi per la presenza di un pozzo profondo. Comunque il terreno è stato pagato esattamente al costo dell’esproprio di quello vicino che nel 2000 servì per la strada d’accesso al depuratore. Si è gridato allo scandalo solo per un errore: hanno calcolato una metratura diversa arrivando al risultato che il terreno è stato pagato 35 euro a metro quadro”.
Ma in base a quali ragioni il Comune può imporre a Enemalta gli interventi da fare? Vediamo come è cominciata.
Le cose per Enimalta partono malissimo. L’amministrazione Dipasquale si pronuncia sempre per il no, negando l’autorizzazione urbanistica; poi il commissario il 18 gennaio 2013 propone al Consiglio un parere sostanzialmente sfavorevole ma invita a tenere conto dell’obbligo imposto dal ministero dell’Ambiente a Enemalta, con la prescrizione 29, di provvedere a sue spese alla riqualificazione del territorio. la svolta si ha tre giorni. Insieme con Lo Destro Tumino riesce a fare votare al Consiglio una delibera che, oltre alla prescrizione 29, mette in capo alla società maltese l’obbligo di un indennizzo che, sotto forma di compensazione e chiamato contributo, non sia inferiore a 600 mila euro, somma che il Comune impiegherà a piacimento in interventi anche non legati al recupero ambientale, su indicazione del Consiglio.
Passano solo due giorni e il 23 al ministero dello Sviluppo economico viene firmato un protocollo col quale si stabilisce che “con il progetto di riqualificazione e compensazione ambientale richiesto dal Comune di Ragusa si dovrà dare ottemperanza alla prescrizione 29”. Sonia Migliore parla di “decisione criminale”. In sostanza Enemalta non deve più provvedere alla riqualificazione del territorio ed anche alla compensazione di 600 mila euro, perché il Comune concede che la compensazione equivalga alla riqualificazione, condizionandone l’investimento alle indicazioni fornite dallo stesso Comune. Questo permette a Palazzo dell’Aquila di dire alla società maltese quali opere deve realizzare nel proprio territorio senza preoccuparsi di risponderne in proprio e dover bandire bandi e gare.
Il risultato ottenuto sotto il commissariamento e grazie all’emendamento Tumino viene messo nella mani della Giunta Piccitto che si insedia a giugno 2013. I grillini non possono che portare avanti il progetto. Così, con i soldi della compensazione-riqualificazione, il Comune abbatte il depuratore per un costo di 30 mila euro e fa comprare ai maltesi il terreno di proprietà della concessionaria Cappello necessario per raggiungere la stazione Enel. Trattandosi di interventi a opera di una ditta straniera, la demolizione del depuratore viene affidata direttamente alla ditta Descat, la stessa che ha ristrutturato il bar dell’assessore Corallo e costruito la casa del presidente del Consiglio Tringali, progettista Tumino, che appare sempre presente in fatto di edilizia e urbanistica.
Secondo Scarpulla la riqualificazione non avrebbe comportato per Enemalta che interventi minimali per un a spesa massima di 10 mila euro, perché il ripristino ambientale, senza interessare alcuna infrastruttura, si sarebbe ridotto a una ripulitura del terreno e a qualche piantumazione. “Invece - dice - si è fatta una scelta forte, imponendo a Enemalta interventi per infrastrutture”.
La scelta decisamente più forte, costata 73 mila 200 euro, sempre sul conto di Enemalta, è stata la realizzazione delle opere di urbanizzazione in contrada Maulli dove sorge un complesso residenziale estivo a ridosso della Riserva dell’Irminio e dove avrebbe comprato una villetta anche l’assessore grillino Corallo. Il complesso è realizzato da alcuni noti costruttori, fra cui Massari, Grana e Chiaramonte, che si sono offerti di eseguire i lavori di spettanza del Comune. Ma che c’entra con Enemalta una lottizzazione privata distante circa tre chilometri dal cavodotto elettrico? In realtà è la stessa prescrizione 29 ad aver previsto già nel dicembre 2012 “un ambito anche più esteso rispetto all’area di cantiere, al fine di migliorare complessivamente lo stato dei luoghi”.
Con questa precisazione passata sotto silenzio si era voluto che la prescrizione 29 del ministero valesse come strumento di intervento del Comune per opere anche estranee all’elettrodotto ma programmate nei luoghi circostanti. La compensazione di 600 mila euro alla fine è servita come voce di bilancio. L’urbanizzazione di Maulli sarebbe costata, secondo il Piano triennale, circa 600 mila e i costruttori aspettavano da tempo che il Comune iniziasse a farla. Poi è arrivato il cavodotto e quindi gli scavi. Di qui l’idea di utilizzarli parzialmente per avere gli scarichi delle acque bianche di cui il villaggio non si è mai dotato. Anziché rimandare - ci si è detti - perché non approfittare e provvedere subito?
“Il Comune ha risparmiato somme ingenti - dice Scarpulla - ed ha realizzato opere che spettavano ad esso. Senza di esse si sarebbe avuta una interferenza con il cavodotto nel caso in cui fossero state ancora rimandate”.
La mancanza di scarichi delle acque bianche del villaggio Maulli sarebbe dunque il legame che ha permesso al Comune di imporre a Enemalta interventi finanziari destinati al vantaggio di alcune famiglie di villeggianti. In definitiva nella seduta di marzo il Consiglio si è trovato a votare una delibera di approvazione di interventi già decisi e di somme già spese o impegnate.
Dei 600 mila euro di compensazione (di cui nemmeno un euro è stato dato direttamente al Comune pur trattandosi di un contributo) 348 mila 770 sono stati spesi per esecuzione dei lavori e 251 mila 230,00 per attività extraprogettuali di cui 4 mila 130 euro per direzione dei lavori, affidati a tecnici maltesi che si sono quindi autopagati. La somma ammonta esattamente a 600 mila euro, senonché la convenzione stabilisce che debba comprendere l’Iva. Chi pagherà i 132 mila euro che mancano?
I conti vanno probabilmente rifatti, a maggior ragione perché tutte le somme sono state impegnate. Ma qualcosa non torna, anche sotto l’aspetto procedurale. Secondo l’esposto presentato in Procura, il programma di riqualificazione naturalistica e paesaggistica è cosa diversa dal pacchetto di “gare” decise dall’amministrazione comunale senza cottimo né evidenza pubblica, in modo “arbitrario” secondo l’opposizione.
Richiesti di un commento, i dirigenti di Enemalta hanno scelto, come Maurizio Tumino, di tacere. Il loro interesse è comunque altissimo, benché circospetto. Nella seduta consiliare del 21 gennaio 2013 rappresentanti della società maltese furono presenti in aula e dopo l’approvazione dell’emendamento presentato da Tumino, che segnò finalmente il passaggio da un atteggiamento fino a quel momento negativo ad uno decisamente positivo, offrirono a Tumino e Scarpulla una cena di festeggiamento e di ringraziamento.