venerdì 15 agosto 2014

La ricetta aggiustatutto di Lo Bello


Ivan Lo Bello, attuale vicepresidente di Confindustria, ha solo una ricetta per risolvere i problemi: mandare la gente a casa. I dirigenti regionali siciliani sono negligenti? Via!
Secondo il tentacolare grand commis siracusano (ricordato per le sue manovre di accaparramento delle Camere di commercio siciliane e come l'affossatore in particolare di quella ragusana) il ristagno dei fondi europei è colpa dei burocrati, i boiardi di Regione, che dunque vanno perseguiti per legge, non potendo essere licenziati. Perciò non è vero che se ci sono responsabilità - come in realtà ci sono: in maniera industriale, per stare vicini a Lo Bello - esse sono unicamente politiche. A quanto parrebbe governatori, assessori e deputati avrebbero perciò fatto la loro parte, fornendo all'apparato tutti i mezzi necessari per operare, mentre i dirigenti avrebbero remato contro paralizzando le procedure e boicottando la struttura istituzionale. E' mai possibile? Sarebbe come immaginare un'intera squadra di calcio che in campo fa tutto il contrario di quanto l'allenatore ordina dalla panchina. Anziché auspicare che a casa siano mandati i politici, l'ineffabile Lo Bello pensa di punire i burocrati: così da avere un capro espiatorio e guadagnare meriti e indulgenze ai piedi della politica e della sua grande comare che in Sicilia è l'industria. 
E' stato grazie a questo teorema ispirato al principio di guerra che i soldati devono essere fucilati al posto dei generali da salvare a ogni costo (filosofia radicata nella storia siciliana e raccontata da Andrea Camilleri con sottile sfruculiamento in molti libri, basti per tutti La mossa del cavallo) che l'uomo profheta dappertutto ma non a Siracusa ha potuto guadagnare la ribalta nazionale da capo degli industriali siciliani che era. Per battere il racket delle estorsioni, propose infatti una ricetta che, per qualche ragione, fu salutata e celebrata come una genialata: espellere dall'Assindustria tutti gli imprenditori che pagassero il pizzo. Come buttare fuori dall'ospedale dove è ricoverato un infartuato reo di aver aver corso troppo per prendere il pullman.
Invece di esprimere solidarietà all'imprenditore preda del racket e nell'impossibilità materiale di difendersi e di resistere, magari costituendo di tasca degli industriali un fondo garanzia e intervenendo pubblicamente alla Salvo D'Acquisto offrendo il petto al posto dei taglieggiati, Lo Bello pensò di buttare l'acqua sporca con tutto il bambino. Così gli imprenditori siciliani da un lato si sentivano dire alle tre di notte al telefono "se non paghi ti buttiamo vivo in una fossa" e da un altro venivano avvisati ufficialmente che se pagavano sarebbero stati buttati vivi nella stessa fossa.
Naturalmente, a dispetto delle cifre poi sciorinate da Lo Bello, il racket si è fatto una risata e ha continuato a imperversare, mentre gli imprenditori hanno continuato a pagare, compresi quelli non più soci di Assindutria. E Lo Bello, per l'estro avuto, si è visto proporre una candidatura alla presidenza della Regione, ma ha preferito la via di Roma ed esportare le sue ricette a livello nazionale. 
Senonché è rimasto in Sicilia dove continua a tessere trame e affari: dall'editoria all'aeroporto Bellini alle banche. Sempre più invasivo e percussivo. Con in tasca il suo grande segreto: le ricette dello sciacquone.