venerdì 22 agosto 2014

Quotidiani siciliani sempre più giù


I quotidiani siciliani continuano a perdere copie in andamento inarrestabile. I dati di giugno dell'Ads (l'agenzia nazionale che monitora la diffusione della stampa) segnalano però che non è uniforme: da gennaio La Sicilia ha perso 1513 copie al giorno, la Gazzetta del Sud 3495 e il Giornale di Sicilia solo 594.La maggiore perdita in sei mesi è quella del quotidiano messinese che pure era stato quello che aveva registrato il peggioramento più lento, mentre il Giornale di Sicilia, cambiando formato e tipografia (stampando nello stabilimento catanese di Ciancio) ha recuperato sensibilmente contenendo il calo e passando dalle 28623 copie vendute a gennaio di quest'anno alle 28027 di giugno scorso. La Gazzetta del Sud è invece calata dalle 32624 copie di inizio anno alle 29129 di giugno. Sensibile anche il calo de La Sicilia che a giugno è calata a 22371 copie dalle 23889 di gennaio. 
In aumento quindi le rese: per La Sicilia 14210 a giugno e 19491 a gennaio, per la Gazzetta del Sud 143065 a giugno e 12977 a gennaio e per il Giornale di Sicilia 10720 e 9770 a gennaio. Ma c'è da considerare che il quotidiano palermitano ha aumentato la tiratura passando a 40442 copie a giugno contro le 39942 di gennaio. Anche La Sicilia ha accresciuto la tiratura di circa 2000 copie assestandosi a giugno sulle 39713 mentre la Gazzetta del Sud l'ha diminuita a 44825 dalle 47103 di gennaio.
Per dare un'idea del collasso, che ha portato tutt'e tre i quotidiani a stabilire con i dipendenti patti di solidarietà con il raddoppio dei giorni di riposo e la decurtazione dello stipendio, basti il raffronto con i dati Ads di vendita di marzo 2010: La Sicilia vendeva 52942 copie, il Giornale di Sicilia 60598 e la Gazzetta del Sud 43164. La Sicilia e il Giornale di Sicilia in quattro anni hanno perciò più che dimezzato la vendita, mentre la Gazzetta del Sud si è fermata poco sopra la metà.  Un autentico tracollo a fronte del quale i tre giornali non riescono ad opporre alcuna resistenza, mentre molti altri quotidiani italiani, regionali e nazionali, escogitano iniziative collaterali e provano a migliore la qualità dell'informazione e del prodotto. Il Giornale di Sicilia, che qualche modifica più che altro esteriore l'ha fatto, è stato preemiato con un leggero ma significativo recupero alla distanza di sei mesi: segno che la crisi c'è ma se c'è anche la qualità la platea dei lettori sa rispondere come può. La Sicilia invece ha ridotto le pagine in tutte le edizioni provinciali, continua a stamparne il gran numero ancora in bianco e nero, penalizzandosi così al massimo, e malgrado tenti graficamente di copiare in tutto e per tutto il Corriere della Sera continua a perdere terreno e sembra destinata a peggiori esiti. A novembre è fissato un appuntamento decisivo per le sorti del quotidiano che dovrebbe dichiarare lo stato di crisi, ma si vocifera di svolte ancora più draconiane. Non diversa la situazione negli altri due quotidiani, quanto ai rapporti di lavoro e alle prospettive occupazionali. Anziché cercare di potenziare sia la produzione che la qualità dell'offerta, i tre quotidiani si sono accucciati in un angolo aspettando che la crisi passi presto. 
Prende invece sempre più piede e rilievo La Repubblica la cui edizione palermitana si sta ponendo come organo privilegiato certamente dell'informazione politica regionale. Al suo passo mostrano di non saper tenere gli altri quotidiani, che ad un occhio esperto sembrano inventati giorno per giorno. Quel che è peggio è che sembrano non avere idee né come continuare né come uscirne.